A volte ritornano – Sometimes they come back

"La Dura" in Sardegna - LWD 2011
Trinità d’agultu (Olbia Tempio), 11 settembre 2011
SCRIVERE - Sono passati nove mesi, più o meno. E adesso che mi trovo qui a farlo di nuovo mi sembra di stare a parlare di qualcun altro. Non scrivo più. Non ne ho il tempo, sono sempre indaffarato a fare cose, parlare con persone, a darmi da fare. Cambiamenti radicali hanno marchiato la strada di questi ultimi mesi, bruciati a darmi da fare dopo un ritorno che ha portato con se le certezze di un percorso pieno buche, ma anche di vita; ricco.
AMARCORD - Giocando un po’ sulla falsa riga di Fellini in “Amarcord”, ogni mattina ripercorro gli ultimi 15 anni di viaggi concentrati nei 15 minuti di moto che mi separano da casa al lavoro. Stamattina ci sono: nel luglio del 2002 viaggiavo verso la costa nord est dell’Australia, in quel “journey” che segnò la rinascita da un periodo di crisi durato quattro anni. Great Keppel Island, Red Beach, me lo ricordo benissimo: mi andai a rifugiare su una spiaggia deserta dell’isola, e ci passai cinque giorni e quattro notti senza incontrare mai nessuno. Fu un momento di grande libertà, e di profonda solitudine, in cui trovai un senso in ciò che stavo facendo. Passai il tempo a scrivere, a riflettere, a meditare. E buttai giù una frase d’istinto una sera prima di andare a dormire, che è questa:
“La libertà è un passaggio verso un mondo in cui non esistono cose; un luogo in cui non è il potere, ne il denaro, ma lo spirito a prevalere sul mondo. Viaggiare è scoprire un maestro che ti indica la via da seguire, che ti protegge; dalla paura del mondo.”
Una riflessione piuttosto ovvia per un giovane di 23 anni. Oggi ne ho 33, e mai come ora mi sento questa riflessione cucita addosso; mia. Un viaggio di grande spessore emotivo mi ha condotto a stravolgere una storia di ordinaria amministrazione, in qualcosa che non riesco ancora a definire nella sua forma. Perché non mi ha portato ancora da nessuna parte, confonde, lavora ai fianchi. Un viaggio che, oggi, rende giustizia a quell’intuizione fatta dieci anni fa.
LA FUGA - Mi divido in quattro per cercare di far fronte ad una realtà che non mi calza, certamente non dopo quella strada disegnata sulla mappa in questi anni. Perché una storia è più facile iniziarla, piuttosto che finirla. Una riga lunga, che gonfia le vene di pura adrenalina. E allora? E allora via; via di nuovo, sempre con lei. L’unica che non mi ha mai tradito. Massimo rispetto. Ne avevo, e ne ho bisogno. In moto e verso il mare, è iniziato finalmente un processo inverso a quello iniziale. Perchè se prima la mia esigenza si realizzava nella condivisione di una storia, il viaggio adesso sta nel tentativo di non farmi più trovare da nessuno, in nessun luogo. In nome di quella riflessione fatta in Australia dieci anni fa.
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