Din Don, adios vida

JUNIN DE LOS ANDES, ARGENTINA

La prima lezione che la strada mi impone ha i punti esclamativi, e mi arriva come un pugno in faccia ai 200 all’ora.

Due colpi di clacson, un ghigno sotto al casco ed un gesto con la mano sinistra accompagnano, come ormai di consuetudine, la mia partenza dalle rive del fiume in cui mi sono accampato per la notte.

Sono in Argentina, dalle parti di Bariloche. La strada che mi accompagnerà fino in Chile attraversa laghi e montagne, ed è bellissima. Passo San Martin de los Andes, faccio il pieno a Junin de los Andes e vado sicuro verso la frontiera.

Un rettilineo lungo non so quanti km e un caldo soffocante mi annebbiano un pò la vista, quando a qualche centinaio di metri dalla mia ruota anteriore vedo una macchina rossa venire nel senso opposto che perde inspiegabilmente il controllo e inizia una serie di 6/7/8 ribaltamenti proprio in mezzo alla strada. Dall’auto vola fuori di tutto: valigie, ruote, vetri.

Rimango impressionato e mi spavento a tal punto che frenando mi dimentico di scalare le marce e il motore si spegne in quinta.

In strada, in quel momento, ci sono solo io. Senza pensarci, d’istinto, decido di correre a vedere chi c’è dentro l’auto, ma commetto un grave errore, perchè la scena a cui mi sottopongo è raccapricciante.

Due ragazzi dentro l’auto completamente divelta.
Il primo è accasciato sul passeggero e perde sangue dal naso, dalle orecchie, dalla testa, dalle mani, dagli occhi come fosse un rubinetto aperto al massimo; lo sento respirare affannosamente, come il rumore di una pompa da bicicletta.

L’altro è messo drammaticamente peggio.
Un piede fuori dal parabrezza, girato nel verso opposto. La fronte è schiacciata come fosse una rampa e in mezzo alla testa ha un buco grosso come una mano, da cui esce sangue a modi cascata.  Di primo acchitto mi da l’impressione di essere già morto, ma all’improvviso inizia a rantolare e tira un respiro alzando la testa. Gli occhi sono gonfi e la faccia è ormai ricoperta dal sangue.

Mi copro la faccia con le mani, disperato; perdo la direzione e cado in un baratro nero e profondo.

L’autoradio suona ancora a volume deciso una musica rock, quasi a voler celebrare una morte feroce come fosse sorseggiare una birra al tromonto, sulla spiaggia di Riccione.

Urlo intimorito: “CHICOS, CHICOS“.
Ancora, più forte: “CHICOS, ME ESCUCHAN???. CHICOOOOOOOS“.

Non mi risponde nessuno, eppure io li sento respirare. Sono ancora vivi, entrambi. Ma capisco immediatamente che è questione di pochi minuti, forse secondi.

Le portiere dell’auto sono bloccate. Entrambi hanno la cintura di sicurezza.  Non posso fare nulla, neanche chiamare i soccorsi, perchè non ho un telefono cellulare.

Nel frattempo arrivano altre persone.
L’auto sta prendendo fuoco al motore e urlo se qualcuno ha un estintore. Proviamo con uno, ma non funziona. Ci sono diverse persone adesso. Iniziamo a buttare ghiaia sul fuoco a tutta forza riuscendo a spengnere l’incendio sul nascere.

Torno a controllare dentro l’abitacolo e mi accorgo che il guidatore sta morendo soffocato dal suo stesso sangue. Le narici e la bocca ne sono stracolme. Muore poco dopo davanti a tutti noi, impietriti. Non so cosa fare, mi trovo in estrema difficoltà nel gestire i miei stati emotivi, e non faccio altro che osservare la morte di entrambi senza poter fare niente che sia utile. L’unica cosa che mi permetto di fare è di spegnere l’autoradio, e di porre fine a quel requiem rock.

Il sole, ignaro del dramma, picchia ai 40 gradi. Una delle persone che osserva con noi la scena, prende una coperta termica e insieme l’attacchiamo al finestrino del passeggero con del nastro adesivo.

Quando la polizia arriva, io, come un bravo scolaretto che prima della lezione si allaccia il grembiule, mi infilo il casco, ingrano la prima e me ne vado.

Mezz’ora in balia del destino altrui, con la morte che mi guarda in faccia e che mi urla nelle orecchie come il suono acuto di un campanello, dentro ad una casa vuota.

La strada che mi separerà al prossimo accampamento è un calvario.
Perchè questa drammatica vicenda riapre una ferita difficile da cicacrizzare.

Il 15 luglio del 2008, Fabio, decide involontariamente di salutare tutti, senza avvisare nessuno.

E lo fa con una moto, la stessa con cui sto viaggiando, mentre va al lavoro in un martedì mattina qualsiasi.
Il suo dramma e quello della sua famiglia mi cadono addoso con il peso dell’universo, e non solo perchè ho perso un grande amico, ma anche per come si è svolta la sua triste fuga dalla vita.

Una strada, una moto, una frenata, un camion; dopo soltanto il buio e il dolore delle persone che gli volevano bene. Il tutto a poche settimane dalla mia partenza.

Con Fabio ho condiviso un sentimento di amicizia sincera, la libertà di un viaggio, parole, musica e pensieri.
Era un uomo estremamente intelligente e di cultura, introverso e, forse, solo. Era uno di quelli che ti racconta i titoli di coda di un film degli anni ’50 e il nome di tutte le canzoni di disco rock, jazz o che so io. Io apprendevo da lui, anche se lui spesso mi diceva il contrario.

Sul lato sinistro del cupolino della moto ho voluto dedicargli un pensiero che mi accompagna centimetro dopo centimetro, metro dopo metro, chilometro dopo chilometro:

Ricordi quella volta in cui mi raccontasti delle tue paure, della solitudine che provavi nel sahara e in quella tua casa di Tunisi,  mentre seduti sul divano di casa mia ci scolavamo due bottiglie di vino?”

“E’ quella volta nel deserto, quando mi facesti ascoltare questa canzone mentre guardavamo il mare di Fuerteventura?”

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“Per poco non mi schianto sulle rocce, quella volta che ti facesti scappare la vela del mio kite prima che fossi pronto. Feci un salto di dieci metri cadendo in acqua a peso morto, prima di vedere la tua faccia incredula chiedermi: Dany, tutto ok?. Nuotammo per cinque intermibabili ore nell’oceano atlantico e col cuore in gola, prima di riuscire a recuperarlo. Riuscimmo a prendere l’aereo verso casa per pura fortuna. Eravamo soli e incoscienti, ma eravamo liberi”

Amico mio, adesso riempi due bicchieri e mettiti seduto.
Aspettami; un giorno torneremo a raccontarci le nostre vite.

Daniele.

35 Responses to “Din Don, adios vida”

  1. VaLe scrive:

    Dani..io ti sono vicina..TI VOGLIO BENE!

  2. Lorenzo205 scrive:

    Dani, qualsiasi parola sarebbe di troppo dopo quelle che ci ha fatto leggere. Quello che facciamo da vivi per vivere facciamolo anche per Fabio e tanti altri ragazzi come noi, come quei due per cui l’autoradio della vita si è spenta per sempre.

  3. Grazia scrive:

    Sarò eternamente grata alla vita, che mi ha fatto incontrare Fabio sul mio cammino, e a te per essere quello che sei…

  4. Veronica scrive:

    Dani…non lo sapevo…l’avevo conosciuto a Fuerte,una settimana intera noi tre in giro per l’isola…ricordi?Non mi hai detto nulla… sono sconcertata e si riaprono anche le mie di ferite,sentendo di morti giovani e persone buone,intelligenti,di spessore,vere…mentre Dio ci lascia al mondo ignoranti e delinquenti.Ma ho sviluppato una mia teoria dopo la morte di mio padre…Dio ha bisogno di loro,degli eletti, perchè da lassù possono intercedere meglio per noi quaggiù,proteggendoci e accompagniandoci nel cammino terreno.Di stolti e delinquenti non se ne fa niente,ovvio,come non servono a niente nemmeno a noi in terra.
    Forza Dani,ti voglio bene.

  5. Cinghio scrive:

    Ciao cinghio, sono qui a leggere e credimi ho i brividi, e mi commuovo… cinghio la penso come Lorenzo, di fronte a queste esperienze non ci sono parole ma solo incoraggiamenti, per quello che possano servire in momenti come questi.. Si quei momenti, tristi, che lasciano incredulo e senza saper cosa fare, se non rimanere li a guardare perche il sangue ti si gela…
    Caro fratello la tua strada e ancora lunga, ti auguro di non incappare mai piu in momenti come questi… guarda avanti Cinghio guarda avanti…
    Non ho avuto la fortuna di conoscere Luca ma sono convinto che e li vicino a te… come tutti noi…Io ancora di piu… TVB

  6. Teo scrive:

    leggere le tue righe ha creato un senso di disorientamento, cercavo di immergermi nella scena e mi son reso conto di quanto sia difficile poterla soltanto immaginare. giorno dopo giorno, avventura dopo avventura, ci stai regalando emozioni incredibili facendocele vivere a migliaia di km di distanza. stai creando una storia, fatta di gioie e di dolori, come una metafora di quella che è la vita vera.
    Mi vengono in mente le parole dei nomadi:
    “Ma che film la vita, tutta una sorpresa
    attore, spettatore tra gioia e dolore
    tra il buio ed il colore.”

    un abbraccio, come sempre ;)

  7. Daniele scrive:

    Risposta a Lorenzo205:

    Lorenzo hai ragione. Questo racconto di morte vuole essere in realtà un messaggio di vita. Aggrapparsi a quello che si ha, continuando a respirare, a sognare; a lottare.

    Get up, stand up. Don’t give up to fight! non era solo una canzone di Bob Marley.

  8. Daniele scrive:

    VRisposta a VaLe:

    Vale, vi mando un abbraccio a tutti. Fa niente se sono lontano.

  9. Daniele scrive:

    Risposta a Grazia:

    Fabio me lo hai fatto conoscere tu!

  10. Maxxx scrive:

    Non ci sono parole… sapevo di Fabio… Tieni duro perchè tu sai il motivo !!!
    Ti sono vicino…
    Un’abbraccio forte
    Maxxx

  11. Daniele scrive:

    Risposta a Veronica:

    Vero, ogniuno ha le sue teorie e le sue religioni da seguire.
    Credo che sia molto importante continuare a lottare in vita, fino a quando la nostra forza mentale ce lo concede.
    Ti mando un abbraccio forte anche io.

  12. Daniele scrive:

    Risposta a Cinghio:

    Ciao Cinghio. Sono già sulla via della guarigione (si fa per dire).
    Sono un uomo estremamente fortunato, perchè sto viaggiando. E di questo viaggio mi prendo tutto quello che passa. Qui a Santiago ho trovato un pò di serenità.

  13. Daniele scrive:

    Risposta a Maxxx:

    Si, cerco di farlo e sembra che funzioni. Imparare dalla strada è una delle motivazioni più forti che mi spingono ad intraprendere questa esperienza.
    Sono sereno, adesso.

    Saluta Valeria.

    Abbraccio ad entrambi.

  14. Daniele scrive:

    Risposta a Teo:

    Ciao Teo. Eccoti qua. Mi fa piacere leggere il tuo messaggio. Io ho solo raccontato ciò che ho vissuto, che è poi una storia ormai consumata e nota. Di gente che muore in strada ce n’è a milioni, nel mondo. Solo che uno fino a quando non lo vede coi propri occhi, sembra voler ignorare o non credere.

    La storia di cui parli, è solo un’esperienza che condivido con le persone attraverso internet. Non la sto creando, perchè la sto vivendo. E l’unica cosa che faccio è riportarla, almeno in parte.

    Ciao Teo, un abbraccio a te; come sempre :-)

  15. haero scrive:

    Daniele sii forte. Se non si pretendesse di essere immortali (tutti lo facciamo), non riusciremmo neanche a salutarci.
    Parole che non confortano, pacche che non risolvono niente. Tira dritto e vivi ogni giorno sapendo che non si ripeterà mai più.
    Non saprei cos’altro aggiungere.
    Ti abbraccio forte!

  16. Sergio scrive:

    Daniele, nei 50 anni che ho vissuto finora ho perso un sacco di gente. E’ difficile accettare la loro scomparsa, a capire perchè se ne sono andati non ci provo piú… credo che abbia ragione Veronica: il mondo, nonostante l’ingiustizia e la perfidia (ed il culo sfacciato) di molti è probabilmete risparmiato per la sofferenza ed il sacrificio dei giusti.
    Poveri ragazzi!
    Tu vai piano, che nessuno ti corre appresso. E ricorda: luci sempre accese e casco ben allacciato (consiglio di un vecchio biker!).

    Sergio

  17. francesco scrive:

    Ho letto 2 giorni fa e ci ho pensato tanto,
    da una parte mi son chiesto se era necessaria tanta dovizia di particolari, dall’altra mi sono reso conto che questa dovizia mi ha fatto vivere in modo forte la scena.
    E penso che il viverla in modo così forte ti costringa a ragionare sul valore della vita e ti aiuti ad andare piu’ piano. In tutti i sensi.
    In bocca al lupo.
    Francesco

  18. Daniele scrive:

    Risposta a Sergio:

    Si, Veronica ha ragione. E io vado piano, e le luci sono sempre accese.

    Io ti mando un abbraccio. Come stai?

  19. Daniele scrive:

    Risposta a francesco:

    Ciao Francesco. Il mio intento era esattamente quello.

    L’immagine che ho in testa è orribile. Ed ho cercato di riportare l’orrore così com’era.

    Mi auguro che chi legge questa vicenda, si fermi un attimo a pensare, come ho fatto io.

    Crepi il lupo.

  20. Davide scrive:

    Avrei preferito non sapere i particolari.

  21. Daniele scrive:

    Risposta a Davide:

    Neanche io.

  22. orco scrive:

    ma il fabio di cui parli nella tua storia…è fabio L.?

  23. Daniele scrive:

    Risposta a orco:

    No, non è lo stesso Fabio.

  24. S. scrive:

    ehi daniele ho letto la tua storia,mi dispiace che hai perso un amico del cuore,pero’ è bellissimo vedere che esiste ancora una vera e sincera amicizia. hai un gran cuore e dai tanto con questo msg.
    ti auguro che la tua amicizia ti dia tutta la forza che ti serve per continuare (considerando che per te continua)
    tanti tanti auguri di cuore

  25. Daniele scrive:

    Risposta a S.:

    Grazie per questo messaggio.

    Daniele

  26. orco scrive:

    perdonami se continuo a chiedertelo…
    ma mi sembra di aver conosciuto quel ragazzo…durante il 6 ruote…sahara tej travel….
    era di monza mi sembra….

  27. meghan scrive:

    daniele, i was there that day, on the road, and i saw you there.i knew they had died but was too afraid to ask.im sitting here taken back to that horrible afternoon, and can only describe how i felt being a bystander.i remember crying in the car and smoking too many cigarettes.my travel companions were silent and the emotions raw. i kept thinking how i couldnt escape death,that no matter where i went it was always right in front of me.i had recently lost my dad to cancer and ran to argentina for freedom and air, and in front of me, only feet away it was being taken abrubtly and brutally from someone else.i am so sorry that you had to be there, to watch them go, i am however relieved to know that they had someone there with them.because that is my greatest fear in life, to die alone.when i saw you at the border i wanted to ask if everyone was okay but i didnt know you spoke english and jennifer,who did speak spanish, didnt want to know the answer.god i cannot believe im sitting here and have the answer i knew to be true all along.i owe it to myself to keep living my life as freely and openly and honestly as i possibly can.because i am no one special.death happens to everyone, however i have the power to decide how i live.thank you for your truth and thank you for trying to help them.and again, i am so sorry it was you daniele.and i thank god it wasnt me.

  28. peppe scrive:

    ciao…sono un ragazzo di 19 anni e sono venuto a conoscenza della tua esperienza in maniera del tutto casuale frugando tra vecchi post del forum dell’xmax club…io ringrazio il fato per quel giorno che mi ha permesso di entrare in contatto con le tue emozioni…come questa…della morte..con cui purtroppo noi motociclisti dobbiamo scontrarci prima o poi visto la precarietà del mezzo che amiamo cavalcare….però per me la cosa più bella è il fatto che, consapevoli del pericolo, non possiamo fare a meno di metterci in sella a quel mezzo a due ruote e ruotare fino in fondo quella manopola che più la si ruota più ci infonde quel senso di libertà, di spenzieratezza, di distacco dalla realtà che ci fa dimenticare tutto il resto…dicevo la cosa più bella è essere consapevoli che per raggiungere questo senso di profonda liberazione,di LIBERTA’ vale la pena correre il rischio…molta gente dice il contrario ma forse perchè non prova la stessa cosa che proviamo noiquando saliamo in sella.. dove qualunque logica razionale smette di prevalere sull’ istinto.. che ci guida quando siamo in moto.
    Leggendo le tue parole sentivo un brivido dietro la schiena che mi saliva e il clue è stato quando ho fatto play e ascoltando la canzone ho letto le ultime parole da te scritte: mi sono commosso.E’ stato bello vedere riflesse le senzazioni che io stesso ho provato e che provo ripensando a quando, nel luglio del 2006 ancora troppo giovane a 18 anni, un mio caro amico ci ha lasciati per sempre…
    GRAZIE MILLE DANI !! e in bocca al lupo per tutto!!
    Peppe
    PS: scusami se l’italiano lascia un pò a desiderare ma ho scritto tutto di getto perchè cosi mi sentivo..senza rileggere..spero però che sia riuscito a rendere l’idea..

  29. Daniele scrive:

    Risposta a peppe:

    Ciao Peppe. Ti sei espresso bene e hai reso l’idea. Tieni aperto il gas e gli occhi.
    Viaggia, viaggia.

  30. Andrea scrive:

    Ciao Daniele. mi chiamo Andrea. non ci conosciamo personalmente (ma mi piacerebbe accadesse prima o poi). sono il cugino di Fabio.
    sapevo di te e del tuo grande viaggio. ma leggo questo tuo post solo oggi e volevo dirti grazie. grazie per avermi raccontato qualcosa di Fabio che non sapevo.
    io non credo di averlo mai conosciuto quanto te. a parte un periodo di tanti tanti anni fà quando la comune passione per il metal ci spinse ad andar spesso a concerti insieme, non ci siamo mai frequentati tanto. sarà che vivevamo in due posti diversi, saranno i 4 anni di differenza che quando sei più piccolo pesano, saranno le rispettive scelte che hanno portato entrambi all’estero ed ancora più lontani… sarà anche una maledetta stupida pigrizia di prender in mano il telefono una volta di più… ma tant’è.
    e mi sono trovato a realizzare quanto fossi affezionato al mio cuginone solo quando non c’è stato più. perchè sai, anche a frequentarsi poco gli volevo un gran bene e lo consideravo una di quelle certezze che la famiglia ti dà. sapevo che l’avrei visto ogni natale e ad ogni importante ricorrenza. sapevo che c’era e ci sarebbe stato. e che col tempo magari ci saremmo anche frequentati di più. come spesso accade coi familiari dai quali c’è un momento in cui vuoi allontanarti per farti la tua vita ma ai quali prima o poi ti riavvicini quandi maturi.
    ma purtroppo poi succedono certe cose inspiegabili e ingiuste. e tu rimani col tuo inutile senso di vuoto e di rimpianto addosso. che in qualche modo tu oggi hai un po’ colmato raccontandomi cose di lui che non sapevo.
    in particolare l’immagine sua che ascolta eddie guardando il mare con un fido amico nel deserto è fantastica e mi rimarrà dentro. per questo ti ringrazio.
    continua alla grande nel tuo fantastico viaggio!
    and keep on rockin’ in the free world!

  31. Daniele scrive:

    Risposta a Andrea:

    Andrea, grazie a te per il tuo pensiero che ci unisce. Ho letto con attenzione tutto. Ho realizzato un video sui miei primi mesi di viaggio, che ho dedicato a Fabione e alla sua famiglia.

    Ti mando un abbraccio e un pensiero. Keep on rockin’ Andrea!

  32. buy_vigrxplus scrive:

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  34. paoletta scrive:

    ebbene…questa sera, dopo averti scovato oggi pome, sono tornata a leggerti con calma.. e pur non conoscendoti le tue parole mi hanno commossa.
    Mi si tringe il cuore per quello che è accaduto sotto i tuoi occhi, circondato dal sentimento di impotenza totale..e so anche cosa significa perdere tragicamente una persona cara.
    Per cui, anche se poco posso fare, mi stringo amichevolmente e con affetto a te e ti ringrazio per il messaggio positivo che con la tua esperienza riesci a trasmettere.
    un abbraccio forte
    paoletta

  35. Daniele scrive:

    Risposta a paoletta:

    Esperienza che lascia i suoi strascichi, che non si cancella come un luogo, una citta, un particolare sfuggito.

    Felice di leggere che hai colto il “messaggio positivo” di una brutta faccenda. Dal male, si impara sempre.

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