Machu Pichu? No grazie!

Il mio viaggio a Machu Pichu è da dimenticare.

Parto da Cusco alle 9 del mattino con qualche preoccupazione perché il giorno prima si è spezzata la cerniera di una delle valigie in alluminio.
300 km in cui scendo e risalgo 3 volte. 3300, 1000, 4400, 1000. Non lo penso neanche che mi prendo l’ennesimo diluvio ad alta quota e a 5 gradi. Tremo tutto bagnato fino alle mutande.
Dopo 150 km l’asfalto scompare e lo sterrato non è terra, è fango.
Nel tratto che separa Santa maria da Santa Teresa salgo sulla montagna fino ad un certo punto in cui mi trovo la strada sbarrata da una frana. Proseguire è impossibile. Torno indietro e chiedo ad un tipo che cammina solo nella selva. Mi dice che bisogna scendere e fare il giro della montagna per arrivare allo stesso punto. Mancavano 2 km a Santa Teresa. Me ne faccio 42 per scalare e scendere una montagna che non c’entrava niente con il mio cammino verso Machu Pichu.
Arrivo alle 4 e dieci del pomeriggio; chiedo come si arriva a Machu Pichu e mi dicono che la strada finisce lì. L’unico modo per proseguire è con il treno, e ce n’è soltanto uno al giorno, che parte, ovviamente alle 4:30 e la biglietteria è già chiusa. E va bene, chiedo per il giorno dopo. M’informo sui prezzi, mi rispondono in dollari, e sono troppi. Decido di farla a piedi percorrendo lo stesso tratto del treno, sulle rotaie.

Mi sveglio alle 6 del mattino con tutti i buoni propositi. Sono quasi 20 km per arrivare al paese più vicino al Machu Pichu, Aguas Caliente.  Tre ore di cammino sui sassi delle rotaie, in mezzo alla giungla.
Cammino solo per due ore e mezza sotto la pioggia, nella selva. Poi finalmente arrivo ad Aguas Calientes e chiedo un passaggio al bus che sale ma anche qui mi rispondono sempre in dollari. 14, per fare 10 min in bus. Salgo a piedi, per principio!
Arrivo davanti all’ingresso fradicio, e con una mantellina prestatami dal tipo del dormitorio in cui alloggio. Tiro fuori dallo zainetto la macchina fotografica e mi scivola dalle mani cadendo e rompendosi. Un metro, forse due, proprio davanti al tipo che mi strappa il biglietto d’ingresso.

 

E va bene non farò foto del Machu Pichu, non è poi così importante. Ma la macchina fotografica si, mi serve per documentare ciò che faccio.
Entro e l’unica cosa che riesco a vedere sono i miei piedi; nebbia, nebbia, nebbia!!! Piove ancora e fa abbastanza freddo. Centinaia di persone camminano seguendo guide specializzate che raccontano la storia di ogni pietra messa e misteriose figure divine degli Incas. E mi girano doppiamente i coglioni. Non c’è niente da fare; sembrerò probabilmente arrogante nel dirlo, perché alla fine sono di “turista” anch’io, ma quando mi trovo in mezzo al tutta sta gente che spinge e fotografa ogni cosa mi viene l’orticaria.
Cerco angoli nascosti per godermi quel poco che riesco a vedere di quello spettacolo indiscutibile.  Su e giù per un paio d’ore fra le scalinate del Machu Pichu, origliando di tanto in tanto i racconti impostati delle guide che spiegano con tono misterioso cosa ci fanno lì tutte quelle pietre e perché gli Inca ce le hanno messe, poi mi stufo e prendo la via dell’uscita, stanco e sempre più fradicio.
Il cammino che scende verso il paese è abbastanza battuto e non sono l’unico a decidere di farsela a piedi. 20 minuti, verso mezz’ora, e per tagliare un tornante scendo dal bosco perché vedo un passaggio. Ed ecco che mi ficco in un guaio!
Vedo tre tipi che salgono nel senso opposto e mi vengono incontro. Le facce sono poco rassicuranti e appena prima di incrociarli saluto con tono deciso:
“Hola”
Uno risponde, l’altro allunga un braccio come per bloccarmi; mi circondano e capisco subito.  Fisso negli occhi uno dei tre che con aria da spaccone mi ordina di dargli soldi. Rispondo dicendo che non ho molto e gli chiedo di lasciarmi andare.
Il terzo, che fino a quel momento era rimasto a guardare, scatta e mi tira uno schiaffo. Un altro tira fuori un coltello e fa per puntarmelo in faccia. Tiro fuori quei quattro spiccioli che mi sono avanzati, non ricordo esattamente quanto fossero, ma credo molto pochi e glieli dò. Umiliato e vinto, chiedo di nuovo ma stavolta con tono spaventato di lasciarmi andare. Mi tirano uno spintone, come per farmi capire di sparire, poi uno esclama: “Buen viaje” e si mettono a ridere.
Figli di puttana, cosa vi devo dire… I miei spiccioli saranno sicuramente denaro per voi, ma perché non vi cercate uno straccio di lavoro, se esiste, e i soldi ve li andate a guadagnare come ho fatto io? Ma poi cosa vuoi dire a della gente così? Forse hanno ragione loro, forse non hanno molte altre alternative, che prendersi dei soldi da un tipo che viene da lontano e con la faccia bianca.
Rubare non è una novità. Lo fanno i politici, la gente che fa affari, gli uomini più potenti del mondo che hanno tutto, figuriamoci tre giovani che vivono sperduti nelle montagne del Perù! Mi convinco di stare a pensare ad una montagna di banalità, e di essere stato semplicemente testimone di un meccanismo primitivo, chiaro e molto semplice.
Chiudo il discorso e cerco di sfogare la tensione camminando con passo nervoso verso Santa Teresa. Ma passano appena 20 minuti che raggiungo un tipo, ecuadoregno. Mi guarda, sgrana gli occhi e mi chiede se parlo spagnolo. Rispondo di si, e me ne pento amaramente perché da quel momento comincia a parlare senza mai fermarsi fino a destinazione. Dopo un’ora in cui non mi lascia neanche respirare, lo azzittisco offrendogli a forza tutta la bottiglia d’acqua che avevo avanzato.
Poi lo lascio parlare e l’unica cosa che dico è: “claro”, senza mai più ascoltarlo un secondo. Mi ha raccontato tutto, ma non gli avevo chiesto nulla.
Due ore che mi sono sembrate due anni, poi intravedo le luci del primo paese e mi sento come un naufrago che vedere terra! Arriviamo col buio.
Lo saluto con un sorriso di liberazione,  non mi ha nemmeno chiesto il nome.  Che ti strappino la lingua, stronzo!!!
Infine l’ennesima incomprensione a distanza con la persona che più conta nella mia vita, e scivolo in un burrone di pensieri che mi stringono la testa come una morsa.
Esco a mangiare qualcosa, ma non mi do pace. Entro in un bar e chiedo una birra, poi un’altra, poi un’altra… fino a che non mi ubriaco e torno a casa sbattendo da un marciapiede all’altro.
Meno male che è esistito Jimi Hendrix, che nel rifare questo capolavoro di Bob Dylan salva il mio umore suonando a volume folle questo pezzo nel mio lettore mp3.

Audio clip: Adobe Flash Player (version 9 or above) is required to play this audio clip. Download the latest version here. You also need to have JavaScript enabled in your browser.

Chiudo gli occhi e inizio un altro viaggio, questa volta senza muovermi di un passo, sdraiato sul letto di una camera vuota.

Buona notte.

Tags: , , , ,

24 Responses to “Machu Pichu? No grazie!”

  1. madmeth scrive:

    cose che capitano, e ti aiuteranno molto…e ti ricorderai… e saranno per te istruttive come poche altre cose. insomma, vai tranuillo dani! :) ))))

  2. Luca scrive:

    Semplicemente grandissimo

  3. Daniele scrive:

    Risposta a madmeth:

    Tutto fa scuola, anche questo. E meno male.

  4. Daniele scrive:

    Risposta a Luca:

    Grazie Luca, ma non sono molto daccordo.

  5. GigiPeis scrive:

    E già, cose che capitano…
    sicuramente tra non molto tempo quando ti troverai a raccontarlo, tra amici o visi sconosciuti, ti verra da sorridere. Spesso queste piccole disavventure sono quella cosa che fa ancora più grande ed importante un viaggio. Un saluto ed un in bocca al lupo, buon proseguimento.

  6. Fabrizio scrive:

    Ciao Daniele.
    La terra che ti ospita non va mai trattata di primo istinto.
    Qualunque cosa succeda, prima di lasciarla occorre rappacificarsi con essa. Fare diversamente lascia un sapore amaro. E’ un po’ come con le persone, può esserci incompatibilità, ma non rancore. Con l’andar del tempo, gli unici ricordi che rimarranno saranno solo quelli belli, quelli brutti se ne andranno come neve al sole, ed è per questo che non è necessario rincorreli o maledirli, solo cercare l’armonia che l’animo del viaggiatore sa trovare anche in luoghi inospitali. C’è un tempo per ogni cosa. E’ tempo di non fermarsi all’apparenza.
    Forse CHAKARA ti può aiutare a ritrovare te stesso. http://chakaraemilia67.spaces.live.com/
    Un abbraccio.
    Fabrizio

  7. babis scrive:

    Complimenti, sono tutte esperienze, anzi quelle brutte sono le più utili… Pensa solo che 99,999% della gente non vivrà mai quello che hai vissuto tu nel bene e nel male, e consumeranno le loro vite in occupazioni inutili senza mai trovare il coraggio di scappare dalle loro realtà.. Continua e goditi anche gli schiaffi se puoi!! :-)

    PS bella moto, ce l’ ho anche io ma la mia ha visto solo la provincia di Padova e prossimamente la Grecia poverina!!! :) ))

    Babis

  8. Daniele scrive:

    Risposta a babis:

    Ciao Babis. Ci penso sempre a quello che dici, per questo sono partito.
    Schiaffi presi e tutti utili. Almeno da vecchi avremo qualche storia in piu’ da raccontare ai nipoti. Eddai.

    Un abbraccio e buon viaggio anche a te.

  9. Edo Passarella scrive:

    Son papà. Felicità. Parapappappà.

  10. claudio scrive:

    e un viaggio sovrannaturale grande dani

  11. Daniele scrive:

    Risposta a claudio:

    E’ un viaggio, un’esperienza umana e una scoperta spirituale prima che dei luoghi. Niente che provenga da altri pianeti quindi. Gli alieni lasciamoli ai film di hollywood.

    Grazie per il complimento in ogni caso Claudio,
    un abbraccio.

  12. FaiLeValigie.it scrive:

    Sapete qual’è la cosa triste…
    E’ che queste persone non capiscono che quel poco di soldi che circolano nel loro povero ma bellissimo paese è portato proprio dai turisti.
    E queste vicende certo non aiutano il turismo…
    Ormai nell’era di internet, anche se rubbi 1 euro ad un turisti, tra forum, blog ect…nel giro di qualche giorno lo sanno anche dall’altra parte del pianeta e la gente comincia a pensarci 100 volte prima di andare…
    Si fanno del male da soli…

  13. goh scrive:

    aypapa! where r u? please keep in contact. we are worried abt you. we are suppose to travel together.

  14. Carmine scrive:

    Sei un tipaccio… ;o)
    Ti leggo da tempo… buon viaggio e tieni duro…sono imprevisti sulla strada della liberta’…

    C.

  15. Daniele scrive:

    Risposta a Carmine:

    Ciao Carmine, tengo duro si; tutti gli imprevisti erano comunque previsti, sennò che avventura è..??

    Abbracci.

  16. Gianluca scrive:

    Ciao Daniele!

    ti leggo anche io da tempo e attendo con ansia nuovi post sulle tue avventure!

    tieni duro e in bocca al lupo per tutto!

    G

  17. Daniele scrive:

    Risposta a Gianluca:

    Ciao Gianluca. Hai ragione è un sacco di tempo che non scrivo più nulla del mio viaggio. Mi ero promesso un periodo di “stop”, e così ho fatto. Adesso sono di nuovo in pista e tornerò a raccontare qualcosa su questa mia avventura.

    Un abbraccio a te.

  18. Carmine scrive:

    Ma xche’ nn ti incontri con Gionata?
    Ora siete nella “stessa” parte di Mondo…

    Sarebbe un bel incontro… :o )

    Ciao,
    C.
    Ps:ho conosciuto Babsi questo we sulle Dolomiti con un giro di LissTA!!CIAO BABISSSSSS Iscriviti alla ml!!!

  19. Daniele scrive:

    Risposta a Carmine:

    Perchè non siamo proprio a “due passi” uno dall’altro. Mi sembra di aver capito che lui fa un itinerario diverso poi dalla Colombia.

    Sicuramente ci incontreremo, e gas!

  20. Daniele scrive:

    Risposta a Carmine:

    Chi è Babsi?

  21. Carmine scrive:

    ehmmm…Babis…il ragazzo che ti scrive da Padova in questa discussione…

    Buon viaggio,
    C.

  22. Daniele scrive:

    Risposta a Carmine:

    Ma Babis a parte della LISSTA?

  23. Carmine scrive:

    beh…lo scorso pone del 2 Giugno era all’incontro LissTA sulle Dolomiti… quindi…

    Ciao,
    C.

  24. Sergio scrive:

    Dani, sei in Colombia? Non vedo tue notizie o commenti da quando eri in Peru’… la Colombia mi ha lasciato un impressione meravigliosa. Ma sono anche passati alcuni anni, e le cose possono essere cambiate nel frattempo. Voglio dire che quando ci andai io, le sparatorie nei bar erano già finite ed il Paese sembrava un paradiso equatoriale con i soliti contrasti tra ricchezza e povertà tipici di quei posti, ma non si sa mai. Sta in campana! E prendi appunti, c’è gente che deve la sua fortuna letteraria a giri meno impegnativi del tuo.
    Un abbraccio

Leave a Reply

emergency    mototouring   Hai mai pensato di studiare inglese in Canada? adesso puoi con VIC!!!
Vancouver International College