Paradiso fiscale? Welcome to Panama!
“Street of Panama”, cantavano i Van Halen un quarto di secolo fa. Era l’84 e i fratelli Van Halen scrivevano, in quel periodo, un capitolo indelebile della storia del rock made in USA.
E lo street of Panama, in effetti, era affare americano per sua concezione, per sua natura, per sua devozione: soldi, soldi e ancora soldi.
Dichiaratasi indipendente dagli spagnoli nel 1830, Panama divenne una regione della Colombia.
Nei primi anni del novecento si dichiara stato indipendente, non dopo che gli Stati Uniti approvarono la loro dichiarazione d’indipendenza accontentando la Colombia, che sbraitava rivendicando Panama come regione de “La Gran Colombia”, sbattendo sul tavolo la carta vincente: dollari, molti dollari. Francisco (mio amico Panamense) mi dice sicuro che fossero 25 milioni di dollari, che nel 1903 dovevano essere parecchi verdoni.
I colombiani, dal canto loro, si danno una bella calmata e rispondono ai dollari con dei grossi sorrisi e delle strette di mano: “tenetevi pure Panama, noi ci teniamo il resto”.
Cosi’ sotto proposta, guarda caso proprio degli Stati Uniti, poco dopo l’ufficializzazione della nascita dello
stato di Panama venne approvato il progetto per la costruzione del canale. Tagliare in due le Americhe come una fetta di torta per creare un varco, e permettere alle navi di passare da un oceano all’altro, senza girare intorno al continente. Un torta preziosa, divorata dagli Stati Uniti per piu’ di 80 anni.
Un business colossale, un’idea geniale (sicuramente da un punto di vista ingnegneristico), che necessito’ di dieci anni di lavori e di migliaia di braccia, provenienti da ogni parte del mondo (per la maggiore dalle isole Barbados e dalla Jamaica) per la sua realizzazione.
Nel 1914 il canale di Panama venne finalmente innaugurato, e fu gestito per quasi un intero secolo, e in via del tutto esclusiva, dagli Stati Uniti, che verso la fine degli anni 70 firmarono una volta per tutte l’agognato accordo con le autorita’ Panamensi per la gestione del canale fino al 31 dicembre del 1999.
Dal primo gennaio 2000 il canale, i suoi profitti, e la sua gestione e’ affare dei Panamensi.
Una specie di Hong Kong del centro america, Panama. Un paradiso fiscale per un secolo, e tutt’ora, per gli americani e per i ricchi del mondo, che qui ci hanno piantato radici e ci fanno affari. Isole vergini? Isole cayman o paperopoli dei caraibi? No, Panama! Un punto strategico a cavallo tra i due continenti, completamente opposti: nord e sud america.
Un’economia basata sul movimento di denaro (tutte le banche piu’ forti del mondo hanno affari a Panama), e sul commercio a livello globale: a Colon si trova la seconda zona porto franco piu’ grande del mondo, dopo Hong Kong, in Cina. Qui puoi comprare tutto e vivere con i tuoi milioni di dollari, senza pagare un centesimo di tasse. Altro che finanziaria! Tremonti qui mandarebbe in tilt la sua calcolatrice.
Italia? Roba da mal di testa, roba obsoleta; un sistema troppo ingarbugliato, lento, complesso, poco chiaro. Quando spiego il funzionamento del regime fiscale italiano alle persone, scoppiano a ridere. Ed io, che di politica economica internazionale sono poco ferrato, non so controbattere e mi limito a pensare. Ma le risate grasse e i vaffanculo sarcastici che mi becco sono significativi, per lo meno chiari!
Tornado al discorso del canale pero’, ci sono alcune cose che non mi sono per nulla chiare nella testa, o per lo meno sono chiarissime, ma che non voglio accettare.
Una sola nave cargo arriva a pagare fino a quasi 300 mila dollari (!!!) per attraversare il canale di Panama, ed il traffico di navi e’ calcolato intorno a 14 mila flotte all’anno, che facendo due conti sono cosi’ tanti soldi che manco li so contare. In matematica sono sempre stato scarso.
Il lato b di questa storia e’ che quasi il 30 per cento della popolazione Panamense, che conta circa 3 milioni di abitanti, vive ben sotto la soglia di poverta’. Le infrastrutture, tranne i quartieri economici di Panama city, sono da paese del terzo mondo, la sicurezza non ne parliamo, il sistema sanitario inefficiente, la corruzione radicata nella cultura.
Ma allora c’e’ qualcosa che non quadra!!!
Un paese che conta cosi’ pochi abitanti e che produce, soltanto con i profitti del canale, una ricchezza inestimabile dovrebbe poter assicurare a tutti un livello socio economico paragonabile a quello dei paesi del nord europa.
Ma, come troppo spesso succede a queste latitudini, i soldi vanno nelle tasche sbagliate. E chi la prende nel culo, per cosi’ dire, sono sempre i soliti: quelli che vivono ai margini, quelli che non hanno un’istruzione, un’educazione, quelli che per guadagnarsi da vivere vengono a rubare a me, che sono un turista, e che le tasse le pago!
Un cane che si morde la coda.
Nel 2006 e’ stato approvato il progetto di ampliamento del canale, per aumentare il traffico navale, e di conseguenza i profitti. Chissa’ chi paghera’ i soldi per la realizzazione del progetto, e chissa’ chi intaschera’ i profitti.
E’ recentissima (3 maggio 2009), l’elezione del nuovo presidente Ricardo Martinelli, di chiare origini italiane, ma guarda caso educato e laureato negli Stati Uniti. Uomo d’affari, sua la piu’ grande catena di supermercati del paese e molti altri affari, che si propone per il partito democratico e vince le elezioni con un margine storico, promettendo di tagliare le mani ai corruttori e di riequilibrare il sistema socio/economico.
Staremo a vedere, anche se da lontano, cosa succedera’.
Mio caro bel pianeta blu, mi deludi sempre di piu’!










Salve volevo solo aggiungere una cosa,l’appalto per realizzare l’ingrandimento del canale è stato vinto da impregilio…..che strano dopo aver vinto le elezioni un italiano(martinelli) la impregilio si aggiudica un lavoro colossale di 3.200 mil. di $…….che ne dite?
Ciao Daniele, sei guarito? Cos’hai avuto e che farmaci hai preso?
Un abbraccio,
Michele
Risposta a enzo:
Vogliamo parlare del bando di concorso con la societa´panamense fantasma? E della provenienza del denaro con cui e´stata fondata la IMPREGILIO? Lasciamo perdere va, senno´m´incazzo di brutto. C´e´da dire che sulla qualita´del lavoro la IMPREGILIO sembra impeccabile. Grandi sorrisi per tutti allora, presidente del consiglio compreso.
Risposta a Michele Golia:
Ciao Michele. Ho avuto un po´di febbre, anche se bassa (38), sintomi influenzali classici e difficolta´respiratorie: asma e tosse catarrosa.
In ospedale mi hanno fatto 4 aerosol. Ho preso per 7 giorni l´antibiotico che mi avevi dato tu prima di partire: AMOXCILLINA, Tachipirina per un giorno e Tachiflu (dovrebbe essere lo paracetanolo) e poi mi hanno dato uno sciroppo per la tosse di cui non ricordo il nome, ma era narcotico e dormivo 15 ore.
Tu che dici, andava bene?
Ho chiamato stamattina per gli esiti del test che abbiamo fatto in Costa Rica ma sembra che il numero che mi hanno lasciato non sia contattabile fuori dalla Costa Rica. Ti faro´sapere appena possibile.
Grazie Michele
cmq io vivo da 2 anni circa a panama, e ti posso dire si vive molto meglio qui che in italia, a parte la sicurezza ….cmq pare si stiano muovendo nella direzione giusta il nuovo governo da qualche giorno coprifuoco per i minori è vietato andare in giro dalle 21,00 di sera alle 7 del mattino, ovviamente multe per i genitori, la prima sera è andata male per 83 minori agli arresti…sono loro a creare maggiori problemi qui.
Risposta a enzo:
Si vive meglio dove ci si sente meglio. A Panama si vive meglio se hai 4 soldi, non paghi le tasse, fa caldo. Ma c’èanche chi in Italia se la passa alla grande, e non cambierebbe neanche a morire. Non credo ci sia un posto migliore di un altro. Dipende dalle scelte che uno fa.
La terapia va bene.
Buon viaggio.
Michele
ovvio solo non volevo passi una cattiva immagine di panama, solo questo.
a Panama non ero presente fisicamente ma potete crederci….vi ho fatto compagnia a lungo!!!! anche se sapevo di lasciarvi in ottime mani!!!
buon viaggio in libertà!!!!!!
Miriam
Risposta a enzo:
non credo che abbiamo dato una cattiva immagine di Panama, anzi lo spero. L’ immagine, bella o brutta che sia, se la fa da sola. Un grande saluto Enzo, e grazie per aver lasciato il tuo contributo sul blog.
Risposta a miriam:
Grazie Miriam, mi fischiavano le orecchie comunque… LIberta’ che sia, buon viaggio anche a te.