Classe 1943

Granada, Nicaragua

Granada, Nicaragua. Luglio 2009.

Una faccia pulita, l’aria quasi spensierata, innocente.

Lui è uno qualsiasi, lo vedi dalla faccia che è un tipo buono.

Lei è una Harley Davidson comprata non so quanti anni fa, che apparteneva all’esercito canadese negli anni quaranta. Classe 1943, appunto.

Uno moto di concezione semplice, senza ammortizzatori, con un cambio a cloche a 3 marce. Fragile come una rosa ma con l’aria di essere una tosta.

Nicaragua, Granada
46 anni portati bene lui, 66 portati benissimo lei.

10 anni di amore con sua moglie dentro ad una casa galleggiante, tra i canali di una città dal nome impronunciabile per un tipo come me, comunque vicino ad Amsterdam.

Poi un giorno lei si tira indietro, avanza pretese economiche e chiude la porta di casa senza più fare ritorno.

Jan si ritrova solo, coi i suoi risparmi lì a non fare niente in banca, con la sua casa galleggiante, e un lavoro che ormai non ha più senso. E cosa fa? Parte!

Storia comune a tantissimi, ma tantissimi viaggiatori che ho incontrato nel mondo. Alla base di una scelta così radicale ci deve essere per forza un disagio, un abbandono, un richiamo.

E allora succede che lui si ritrova a dover dare i soldi che lei pretende per non andare dall’avvocato a rovinarsi un futuro prossimo, già rovinato comunque.

E si trova di fronte a quel famoso bivio.

“Lavoravo tantissimo, lavoravo, lavoravo, lavoravo. E cosa mi è rimasto? Fanculo alla casa galleggiante, al lavoro, a lei che vuole soldi per andarsene, io parto per un viaggio e me ne vado in moto, col vento in faccia, gli occhiali da sole, una maglietta nera e la classica catena che lega il portafoglio al jeans, come da consuetudine per gli amanti delle Harley.”

“Lei se ne va in giro per le strade di Amsterdam con la mia macchina, ed io per le Nicaragua, Granadastrade del mondo con la mia Harley…”

Niente di nuovo insomma nel leggere tra le parole di Jan qualcosa che conosco bene.

Una moto che ha più anni di mio padre, che ancora sputa fuoco dagli scarichi e che porta orgogliosa i segni di una lunga vita.


In Australia avevo conosciuto un vecchio di 75 anni che viaggiava con la sua macchina in disordine, per il continente. Un vecchio arzillo, amante del buon vino, fumatore incallito e di cui conservo un’immagine cristallina, dolcissima.
Alla domanda: ma alla tua età non dovresti stare a casa a fare il nonno?

Risponde sicuro e senza pensarci:

“Sto meglio a contatto con chi di energia ne ha davvero; con i viaggiatori giovani, i ventenni.”
”Mia sorella non ha mai fumato una sigaretta in vita sua ed è morta per tumore ai polmoni. Io fumo da quando non avevo ancora la barba, mi faccio un bicchiere di vino quando ne ho voglia, e sono ancora qui.”


Ed eccoci lì; io 22 anni, lui 75, in viaggio sulla sua macchina rossa, dalle parti della costa est dell’Australia. Io e lui.


Ci ubriacammo di brutto quella sera, mentre mi faceva ascoltare con fierezza una musica classica, di un compositore italiano.

Da quei giorni trascorsi insieme, imparai concretamente la lezione che non è mai troppo tardi per fare ciò che si vuole.

Certo, partire a vent’anni o partire a quaranta, o a settanta, c’è una differenza enorme, radicale. Molto più facile a venti, che a 40. Perché in ogni caso la vita ti responsabilizza. Nasci senza un bagaglio, cresci buttando cose dentro ad un rimorchio che ti porti dietro e più passano gli anni e più il rimorchio diventa pesante, e difficile da fermare.

Ecco perché considero questi viaggiatori, quelli che una vita “normale” l’hanno vissuta per tanti anni, delle persone ancora più coraggiose.

JNicaragua, Granadaan, 46 anni, olandese, al manubrio della sua harley dell’esercito canadese, sulle strade del mondo.

Un abbaglio di luci, un colpo di clacson.
Sei il benvenuto a casa mia, quando tornerò… se tornerò, un giorno.

Daniele per Jan.


Tags: , , , , , , , ,

12 Responses to “Classe 1943”

  1. antonio scrive:

    bella storia

  2. Antonietta scrive:

    Carissimo Daniele, le tue storie sono molto belle e piene di sentimento e lasciano nel cuore molte emozioni ! Hai ragione : é più facile partire quando si é giovani con pochi legami . Mi hai fatto pensare : è vero, oramai ho dietro un autotreno e non riesco a staccarmi da niente di ciò che che ho accumulato in 64 anni ! Poi negli ultimi anni invece di allegerirmi mi sono caricata ancora di più !!!!! Anche se da un lato mi piacerebbe, dall’altro non ci riesco! Un abbraccio e …….sempre in gamba !!!!!

    • Daniele scrive:

      Ciao Antonietta. Camion con rimorchi o autotreni che siano ci si può staccare da qualsiasi cosa, se lo vuoi davvero. 64 anni è un’età saggia, molto più della mia. L’esperienza che ti porti dietro, è il bagaglio più importante di quell’autotreno. In gamba anche tu :-)

  3. Teo scrive:

    ogni anno in più è un anello che si aggiunge alla catena, soprattutto in una società oramai votata alle mille cose. staccare gli anelli non è per niente facile, ma a volte leggere storie di semplici viaggiatori come questa ti stimola a scrollarti di dosso qualcosa per alleggerire il carico e chissà, decidere un giorno di partire.
    come al solito, stammi bene ;)

  4. Fabrizio scrive:

    Ciao Daniele,
    a 20 anni feci trasloco con un motorino ed un carretto, pochi giri e tutto era fatto, oggi non basterebbero due tir.
    E’ vero la vita ci carica di fardelli, ma non è questo il punto.
    Io credo che l’importante sia essere felici e questo è indipendente dal peso del nostro zaino.
    Viaggiare, è un modo come un altro per ricercare la propria felicità.
    A me piace molto viaggiare, ho lavorato in tutti i continenti del mondo Australia esclusa, ma il disagio non cambia se non trovi serenità.
    Ciao.
    Fabrizio

  5. Puoi avere 20 come 40 anni, un rimorchio pesant o leggero alle spalle, l’importante è non dimenticarsi MAI di viaggiare. adelante

  6. Daniele scrive:

    Risposta a antonio:

    Grazie Antonio.

  7. Daniele scrive:

    Risposta a Teo:

    Caro Teo hai ragione. E infatti il motivo per cui ho deciso di ritagliare uno spazio nel mio blog da dedicare ad altre persone, è proprio questo: riportare una storia per come è, può scrollare altre anime inquiete, come è stato per me leggendo i libri di Bettinelli, di Fogar, e di altri viaggiatori. Quelle letture hanno influito molto sulle decisioni prese in questo cammino.

    Continuerò a raccontare la storia del mio viaggio e di quello delle persone che incontrerò nel mondo, e ce ne sono tante, cercando di portare un messaggio di purezza e di libertà alle persone che leggono.

    Niente di più, niente di meno.
    Teo caro, un abbraccio forte e sincero.

    Daniele

  8. Daniele scrive:

    Risposta a Fabrizio:

    Fabrizio, anche tu fai parte del club degli “spostati” vedo. Benvenuto, accomodati pure, serviti da bere, e dimmi dove posso leggere qualche tua storia.
    Certamente, se parliamo di equilibrio d’animo, il viaggio non può fare altro che metterti di fronte ad uno specchio, ma non ti risolve i problemi. Non è partendo che si migliora la propria vita. La felicità, che preferisco pensare come serenità, te la devi cercare da solo, qualsiasi cosa tu faccia, in viaggio, sul divano, o sul tram quando vai a lavorare.

    Cin cin.

    Daniele

  9. Daniele scrive:

    Risposta a Il Cammino della Musica:

    Zu, lo sai tu come la penso io, quindi ADELANTE. Ti ho visto in forma dalle parti della Calabria. Continua con il tuo bellissimo progetto, farai ancora molta strada. Questo è il mio augurio.

    Vamos.

    Dani

  10. Fabrizio scrive:

    Puoi trovare un po’ di me sul mio blog, tra sciocchezze, poesie, viaggi e foto.

    http://passoerbe.spaces.live.com/

    A presto Fabrizio

Leave a Reply

emergency    mototouring   Hai mai pensato di studiare inglese in Canada? adesso puoi con VIC!!!
Vancouver International College